La licenza CC-BY-SA è open

Giovanni Biallo, nel suo ultimo editoriale per GEOforUS chiede: “La licenza Creative Commons “SA – Condividi allo stesso modo” è open?”. Qui il link alla licennza CC BY-SA 2.0: http://creativecommons.org/licenses/by-sa/2.0/it/

Nell’editoriale, Biallo caratterizza la condivisione allo stesso modo come “una forte limitazione all’uso commerciale del dataset” giustificando la convinzione con il fatto che “Tutto il lavoro per generare il lavoro aggiunto lo va a regalare ad eventuali concorrenti? A me sembra contro ogni logica di mercato.”

Io non sono certamente un esperto di licenze, ma una licenza open fornisce delle libertà che sono principalmente l’accesso, la redistribuzione e il riuso. La condivisione allo stesso modo non limita nessuna di queste, e non limita nemmeno il riutilizzo commerciale del dato.

Tra l’altro l’OpenDefinition cita espressamente la condivisione allo stesso modo nella definizione di openness:

“A piece of data or content is open if anyone is free to use, reuse, and redistribute it — subject only, at most, to the requirement to attribute and/or share-alike.”

Non vedo nell’art. 9 della Legge 221/2012 alcun riferimento esplicito che dice che ” il dato della PA deve essere aperto perché possa generare business e sviluppo”. Sicuramente l’apertura del dato viene fatta perché il dato stesso possa essere conosciuto, usato, valorizzato e anche commercializzato. Però non credo che il business sul dato sia l’unico (o il principale) scopo che dovrebbe avere l’apertura dei dati della PA (si potrebbe citare la trasparenza nella PA, il controllo attivo e partecipativo della popolazione, ecc.).

Forse il titolo dell’editoriale, per non essere fuorviante,  dovrebbe essere ricalibrato, magari proponendo che gli open data (geografici) siano preferenzialmente accompagnati da licenze tipo CCO o CC BY o IODL?

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2 pensieri su “La licenza CC-BY-SA è open

  1. Scrivo qui il commento che non sono riuscito a pubblicare sul blog di GEOforUS.

    Nella logica di mercato invocata da Biallo, i dati si pagano, non si ottengono belli pronti e gratuiti con il solo obbligo della citazione. Gli open data sono una infrastruttura per lo sviluppo, non un regalo a chi genera business né tantomeno a chi già lo ha. Anche perché perseguendo unicamente la strada che Biallo suggerisce si accresce la richiesta di dati di alta qualità alla fonte (PA) mentre si dovrebbe andare nella direzione di dati di qualità crescente curati in modo condiviso.

    Con licenza CC-BY-SA si può fare un utilizzo commerciale. È una licenza open. Punto. Può piacere o meno la condizione, ma non si può cambiare la definizione di “open” solo perché non fa comodo (o ancora peggio pensare che “open” debba essere una etichetta buona per tutto quello che in questo periodo “fa business”).

    Comunque, visto che la IODL 2.0 soddisfa i requisiti che indica Biallo e che è in questo momento il primo approdo suggerito per chi parte da zero, non mi preoccuperei più di tanto di quei pochi dati pubblicati con licenze reciproche. In attesa di vedere le meravigliose app.

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