Obiettivo Open Science: conquistare i cuori e le menti

Open Science 2020

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AGGIORNAMENTO 16 Aprile 2014

Le presentazionidel convegno sono ora disponibili on-line al seguente link: http://eventi.isti.cnr.it/index.php/it/programma (grazie a Silvana Mangiaracina (CNR-ISMAR) per la segnalazione).
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Ieri ho partecipato al convegno “Open Science 2020: Harmonizing Current OA practices with H2020 Guidelines” organizzato dal CNR-ISTI presso l’Auditorium dell’Area di Ricerca del CNR a Pisa.

Personalmente, la partecipazione è dovuta a varie iniziative che, a livello lavorativo e anche personale, sto seguendo negli ultimi mesi/anni e che coinvolgono pubblicazioni di articoli scientifici, gestione e pubblicazione di dati di ricerca, utilizzo e sviluppo di software a codice aperto, definizione di data policy per progetti nazionali ed europei e un più generale interesse alla diffusione la più aperta possible della conoscenza (vedi ad es. partecipazione a http://openscience.it/).

Il programma, pur partendo dallo stimolo dato dalle recenti linee guida all’accesso aperto in Horizon 2020 (H2020), toccava vari problemi legati all’accesso aperto a pubblicazioni e dati della ricerca, declinati principalmente alla situazione italiana.

Provo qui di seguito a fare un breve resoconto delle cose che mi sono rimaste più impresse (aiutato dal flusso dei tweet che ho usato un po’ come appunti) e di quelle che spero saranno di stimolo nei prossimi mesi per continuare ad avanzare nella giusta direzione.

Intanto, la sensazione generale è che, pian piano, anche in Italia si sta riuscendo a fare gruppo nella consapevolezza delle opportunità e delle sfide che l’accesso aperto comporta al mondo scientifico, e nel tentativo di fare massa critica nel proporre soluzioni ai problemi principali (vedi ad es. un ripensamento generale della valutazione dei ricercatori e della loro ricerca).

Altra considerazione generale è che, pur mantenendo un focus ancora predominante sull’accesso libero alle pubblicazioni scientifiche, varie cose si stanno muovendo anche nella consapevolezza che sempre più importanza sta avendo (e deve avere!) la condivisione e l’apertura dei dati della ricerca. Il fatto comunque che siamo ancora ben lontani dalla soluzione di vari problemi legati all’apertura delle pubblicazioni (scelta tra le vie open green e gold, disponibilità di repositories istituzionali e tematici, rapporti/scontri con publisher non open, autorevolezza e credibilità di publisher open, influenza dell’impact factor, …) porta a pensare che la strada verso la reale e ampia apertura dei dati sarà ancora lunga e in salita. Ma con un po’ di allenamento, scarpe, zaino e attrezzatura adeguata ce la si può fare! 🙂

Cosa facciamo adesso?

Se devo riassumere quali sono le indicazioni più pratiche che mi porto a casa, elencherei:

  • l’invito di De Martin di intraprendere un’azione evangelizzatrice nei confronti dei propri colleghi per far conoscere le opportunità dell’accesso aperto, facendo emergere dubbi, rischi e timori ma proponendo soluzioni;
  • il suggerimento, sempre di De Martin, di istituire degli “open acces awards” annuali
  • l’idea di Caso di creare un’Associazione Italiana per l’Accesso Aperto

Aggiungo una semplice proposta per avere un luogo di discussione comune su questi temi: perché non creare un luogo di discussione in cui condividere insieme idee e iniziative (non solo in eventi 2 volte all’anno)? La mia proposta concreta è di usare a tale scopo la mailinglist Open Access Italia creato all’interno di http://openarchives.it.

Già varie persone che hanno partecipato all’evento pisano sono attive in lista e credo potrebbe essere una modalità semplice per tenere viva la discussione che è stata iniziata ieri.

Linee Guida all’Accesso Aperto in H2020

Dopo il benvenuto e la presentazione iniziale del presidente dell’Area di Ricerca di Pisa, Laforenza, Jarkko Siren ha presentato le “Linee guida all’accesso aperto alle pubblicazioni e al progetto pilota sui dati aperti della ricerca in Horizon 2020”. Per chi ha letto il documento originale i contenuti non erano nuovi, ma sono stati riassunti in modo chiaro.

Riassumendo (molto), tutte le pubblicazioni dovranno essere disponibili ad accesso aperto in repository istituzionali o tematici entro massimo 6 mesi dalla pubblicazione.

Più interessante, dal mio punto di vista, è l’Open Research Data Pilot, limitato solo ad alcune tematiche di H2020. Probabilmente, se trovo il tempo, cercherò prossimamente di scrivere qualcosa di più esteso a riguardo.

Per ora annoto solamente che esiste la possibilità di chiedere, per alcune motivazioni da documentare, l’esclusione dal pilot. Purtroppo (l’avverbio esprime una mia visione personale) l’adesione o meno al pilot in fase di sottomissione della proposta non avrà effetto sulla valutazione della proposta stessa. A mio parere invece questa sarebbe potuta essere una buona leva per stimolare una più ampia adesione, anche nelle aree non espressamente incluse nel Pilot. A mia domanda a riguardo, J Siren ha risposto più generalmente che ci sarà via via un maggiore supporto a livello europeo e nazionale per l’archiviazione dei dati, senza entrare nel merito della domanda… ma ammetto che molto probabilmente è stata colpa mia che non ho posto la domanda in modo abbastanza chiaro e preciso.

Sottolineo inoltre che H2020 menziona esplicitamente le Licence Creative Commons per proteggere/condividere i dati della ricerca.

Closing the Grey Gap

La seconda presentazione riguardava “Closing the Grey Gap – An open data intensive challenge”. A questo proposito, segnalo un paio di slides di Peter Doorn (@pdoorn) contenenti alcune tabelle che mettevano a confronto le maggiori e più condivise paure dei ricercatori nella condivisione dei dati, e le corrispondenti—efficacissime—motivazioni all’apertura. Sicuramente da comunicare e divulgare alla più ampia platea possibile. Appena saranno disponibili le slides del convegnom si segno di condividerle e commentarle a parte.

OpenAIRE

La presentazione di Donatella Castelli su OpenAIRE mi è servita per rinfrescare la memoria su questo bel progetto che è diventato un riferimento e uno standard de facto per quanto riguarda vari aspetti della condivisione e la descrizione dei prodotti della ricerca; e infatti è stato menzionato come tale varie volte durante le presentazioni della giornata.

Research Data Aliance

Hilary Hanahoe ha successivamente presentato alla platea, in modo brillante, Research Data Alliance (RDA), un’iniziativa finanziata da Governo Australiano, Commissione Europea e USA, che ha l’obiettivo di creare collegamenti sociali e tecnologici per favorire la condivisione aperta dei dati. Ha inoltre invitato tutti i presenti a partecipare, al 4° Plenary Meeting che si svolgerà il 22-24 Settebre 2014 ad Amsterdam.

Devo dire che mi sono già iscritto ad alcuni degli Interest e Working groups nei quali è organizzata RDA; ce ne sono veramente molti e molto interessanti.

Stimolante anche la proposta di includere un esplicito riferimento a RDA per un suo coinvolgimento e contributo in eventuali proposte in H2020.

La normativa sull’Open Access

Dopo il coffee break, Roberto Caso, dell’Università degli Studi di Trento, ha tenuto una stimolante presentazione su “L’Open Access sulla cresta dell’onda normativa: opportunità e sfide”.

Caso ha toccato vari aspetti non spesso dibattuti, come l’esigenza che l’Open Access debba essere compatibile con il copyright e la mancanza di uno stato giuridico della scienza in questo ambito

e altri invece molto dibattuti ma ancora lontani dall’essere chiariti e risolti, come quello annoso della valutazione della ricerca e dei ricercatori.

La battaglia delle idee

La presentazione che mi ha interessato e convinto maggiormante è stata sicuramente quella di Juan Carlos De Martin intitolata efficacemente “La battaglia delle idee”.

Mi sono segnato varie cose, tra cui elenco le seguenti. Ovviamente, appena disponibili le slides, le linkerò qui.

De Martin inizia proponendo una storia delle “età dell’open access” che effettivamente riescono a riassumere in modo chiaro le fasi che hanno portato all’attuale stato di conoscenza e diffusione dell’open access:

  • l’età dei pionieri
  • l’età dei manifesti e delle dichiarazioni
  • l’età dei volontari solitari
  • l’età degli incentivi e degli obblighi

Fa poi 5 proposte concrete:

  1. i docenti (io estendo ai ricercatori :-)) già attivi si impegnino a “evangelizzare” i colleghi tramite incontri di persona,blog, social media,articoli; Inserire una presentazione sull’accesso aperto in ogni occasione possibile; obiettivo: fare almeno un convertito.
  2. Coninvolgere le società scientifiche, perché è importante declinare l’open access per settori specifici, che hanno esigenze e problemi specifici. E’ Fondamentale il coinvolgimento delle comunità /discipline
  3. Creare una rete di referenti open access dipartimentali (e qui di nuovo aggiungo magari istituzionali, in ottica di enti di ricerca)
  4. inserire l’OA nell’insegnamento di terzo livello (dottorandi). Sarebbe utile inserire obbligatoriamente un corso su comunicazione scientifica con input in open access.
  5. infine celebrare (Imparando dagli anglo-sassoni), ovvero non si vive solo di carote e di bastoni (sono più adatti agli asini che ai ricercatori)

In tema, una proposta concreta è istituire ad es. degli “open access awards” per:

  1. il miglior paper dell’anno (per discipline)
  2. libro
  3. rivista
  4. proceeeding
  5. giovane ricercatore/trice
  6. bibliotecario

E segnalo anche la slide finale, da cui ho preso il titolo dell’articolo:

Il futuro dell’open access di lungo termine è “conquistare i cuori e le menti”

Altre presentazioni

Altre presentazioni hanno trattato argomenti un po’ più tecnici che non sono riuscito ad “appuntare” per bene, causa batteria del laptop scarica 🙂

Segnalo comunque l’accenno di Maurizio Lancia  del CNR, che ha citato l’adesione del CNR al Position statement sull’accesso aperto ai risultati della ricerca scientifica in Italia, al quale però, purtroppo, non si è riusciti ancora a dare seguito concreto nei vari Dipartimenti e vari Istituti.

Durante il convegno è stata lanciata anche un’iniziativa per celebrare, il 3-4 Novemre a Messina, i 10 anni della dichiarazione di Messina che aderiva alla precedente dichiarazione di Berlino sull’Accesso aperto alla letteratura scientifica.

Molto stimolante anche la presentazione di S. Bianco, dell’INFN su “Accesso Aperto ai risultati della ricerca nell’ambito delle Scienze fisiche e Matematiche“, che ha evidenziato, se ce ne fosse stato ancora bisogno, che esistono notevoli differenze nella conoscenza e soprattutto nell’applicazione dell’accesso aperto in funzione delle diverse aree scientifiche e di ricerca. e qui la mia speranza è che, citando De Martin, i pionieri non rimangano solitari e riescano a stimolare e coinvolgere anche chi è rimasto più indietro.

Della presentazione “Accesso Aperto ai risultati della ricerca nell’ambito delle Scienze BioMediche: Pratiche correnti, Sfide e Piani futuri”, di Paola De Castro (Istituto Superiore di Sanità-ISS, IT), mi sono appuntato in particolare la slide che presentava la traduzione in italiano del manifesto “How open is it?“, uno schema che permette di fare un’auto valutazione del grado di apertura delle proprie pubblicazioni, in funzione di una griglia di parametri.

Panel “Come realizzare la scienza aperta”

Il panel finale ha permesso una discussione più concreta dei temi trattati, stimolata in particolare dalla proposta di Roberto Caso della costituzione di un’Associazione italiana per l’Open Access (o Science) che raccolga i favori e la partecipazione di Università, Enti di Ricerca, Società Scientifiche e che abbia l’obiettivo di fare formazione e lobbying su questi temi, in modo da affrontare tutti i nodi (soprattutto quelli più di alto livello, come la valutazione dei ricercatori) rimasti ancora irrisolti.

Questo articolo è stato pubblicato anche nel sito di Open Science Italia

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2 pensieri su “Obiettivo Open Science: conquistare i cuori e le menti

  1. Davvero un bellissimo post, soprattutto per la serie di link e spunti di riflessione offerti. Concordo sull’utilizzo della mailing list di Open Access Italia. Ho trovato molto interessante il lavoro di Peter Doorn http://www.slideshare.net/pkdoorn e mi chiedevo se “The seven common objections to data sharing” fossero le slide di cui si parla. Avrei voluto seguire dal vivo l’intervento di De Martin, che invidia!.
    Nel futuro credo che con il gruppo di openscience.it si potrebbero organizzare seminari/convegni/incontri sull’open access, coinvolgendo università e pubbliche amministrazioni.

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